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Caucaso / WELC(h)OME CAMP – confidence building project
« Ultimo post da massimo il 01 Apr 18, 14:35:00 pm »
WELC(h)OME CAMP – confidence building project - note introduttive

(in calce il PDF con la scheda di presentazione del progetto)

A fine gennaio 2018, la psicologa Stella Brancato e il presidente di Mondo in cammino, Massimo Bonfatti, si sono recati nel Caucaso del nord per incontrare i tre ragazzi, futuri tutor del campo interetnico ed interreligioso da realizzare nell’agosto successivo.



Sull’aereo di ritorno il 03 febbraio, ripassando l’esperienza appena vissuta,  si sono confrontati, convincendosi che anche il titolo del progetto dovesse essere in sintonia con gli intenti. Con i ragazzi avevano riflettuto sul fatto di come tutte le parole richiamino il loro opposto e di come mettano l’accento su aspetti specifici.

Perché parlare di pace quando non si è in guerra (effettiva)? Perché parlare di amicizia, quando non si è obbligati ad essere amici? Perché parlare di progetto interreligioso ed interetnico se (formalmente!!) non si ha niente contro l’altra etnia e l’altra appartenenza religiosa?

Stella e Massimo si stavano sempre di più convincendo di quanto la denominazione del progetto fosse importante e di come potesse influire sul suo esito. Era necessario, pertanto,  abbandonare quella precedente, ovvero: “La pace svetta” e cercare qualcosa di maggiormente unificante senza offendere le coscienze e le sensibilità coinvolte.

Ma a cosa pensare senza banalizzare il senso del progetto? Mentre la catena montagnosa del Caucaso, dapprima, e, la Russia, successivamente, si sfilavano dagli oblò, è cominciato un fitto brainstorming di parole: questa sì! questa no!

Man mano, nel gioco di parole e nelle loro teste, si evidenziava e affermava l’espressione “conoscenza reciproca”, senza altri orpelli attorno. E, continuando i ragionamenti in merito, Stella e Massimo si soffermarono sulla quotidianità e sulla consuetudine della manifestazione della reciproca conoscenza fra le persone che si incontrano, non solo per una prima volta, ma anche per le volte successive; e non solo fra  conoscenti, ma anche fra estranei.  Semplice:  essa si esprime con un saluto e  con l’offerta di benvenuto da parte di chi accoglie: “Welcome!”.

Nel caso specifico, i ragazzi  - inclusi nel progetto - non saranno  i portatori del benvenuto, ma esso sarà rappresentato dall’ “inaugurazione” del campo estivo, la casa comune in cui essi vivranno assieme per circa 2 settimane cercando di approfondire la conoscenza reciproca, partendo dalla convivialità e dalla comunanza delle semplici e abituali azioni quotidiane. Non la “house” come struttura fisica, ma la “home”, come luogo dei sentimenti di una famiglia e, quindi, di un gruppo, come quello che essi stessi sapranno costruire.

Quindi: Welcome+home+la confidenza che nasce dalla conoscenza e la sua costruzione: WELC(h)OME CAMP – Confidence building project. Un titolo in inglese per rappresentare l’internazionalità del progetto  ed esprimerne, con parole comprensibili ai più, il senso profondo.

Questo è il significato dell’esperienza in progress che per 3 estati successive, a cominciare dall’agosto 2018,  unirà in un campo estivo, in Karachaevo Cherkassia, ragazzi osseti, ingusci e ceceni.



Per capire bene come si è arrivati a "WELC(h)OME CAMP – confidence building project", è necessario consultare cronologicamente questi due passaggi:

1) La formulazione del progetto originario, denominato "La pace svetta" che rimane valido per le finalità generali, l'impostazione delle tappe evolutive e per numero di ragazzi  coinvolti + la prima esperienza pilota realizzata

2) la ripartenza del progetto nel luglio 2017
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Chernobyl e Nucleare / DUBOVY LOG, STORIA DI RESISTENZA!
« Ultimo post da massimo il 31 Mar 18, 11:26:44 am »
DUBOVY LOG, STORIA DI RESISTENZA!



Da più di un  anno è stata rimossa la sbarra d’accesso al villaggio di Dubovy Log. Nel villaggio poche centinaia di persona con qualche decina di bambini lasciati a respirare quotidianamente folate di radioattività sollevata dalla polvere dei mezzi del kolchoz, spostata dalle piante al terreno e viceversa dal vento che sferza i volti durante l’inverno e annoda i capelli quando il sole si fa tiepido. Ma soprattutto radioattività che si incunea nel terreno, nutre le radici delle piante, degli ortaggi, della frutta. Da 32 anni la radioattività è il maggiore alimento delle persone che nel villaggio vivono, blandite a restarci da una politica criminale che gliela offre in cambio di una casa e di un orto gratis, affinché siano manodopera per produrre grano, latte, carne da distribuire in tutta la Bielorussia, partendo proprio da questo lembo di terra che si protende verso la Russia e che cerca di lambire l’Ucraina.

Da quando la sbarra non c’è più la gente è indotta a pensare che l’emergenza sia finita, che finalmente Dubovy Lo g non sia più una riserva radioattiva. Dubovy Log è ora un “territorio libero” di radioattività. Se prima i funghi venivano raccolti a quintalate di nascosto per poi essere venduti illegalmente ad emissari stranieri, ora possono essere raccolti, senza pudore, nel territorio libero di Dubovy Log in cui si registra, per il cesio 137, ancora una radioattività fra i 10 e i 15 ci/kmq. E’ la matematica a confermarlo, considerando che la radioattività era ufficialmente attestata fra i 30 e i 40 ci/kmq di 32 anni fa. Ma ora dal cilindro dello stato mago che vuole fare partire la sua prima centrale nucleare a Ostrovets, escono solo colombe bianche e immacolate, senza un filo di radioattività ad incresparne il ciuffo. La politica del consenso sociale e della lobby nucleare richiedono la minimizzazione dei rischi o, meglio, la loro fittizia e ipocrita risoluzione.

Ma l’oltraggio nei confronti di Dubovy Log non è solo celare la condanna che costringe i bambini e le loro famiglie a vivere e a nutrirsi quotidianamente di cibo radioattivo, è anche togliere i punti di riferimento della vita sociale in modo che le persone si sentano sempre più isolate, nell’impossibilità di reclamare e  nella necessità di fare della propria solitudine l’unica ancora di salvezza e risorsa, addirittura ringraziando lo stato che concede  una casa e un orto a titolo gratuito. Zitti e pedalare!

Da alcuni mesi, inquietanti ruspe hanno incominciato a viaggiare lungo la principale e polverosa via di Dubovy Log, brandendo minacciosamente le benne verso gli edifici pubblici abbandonati: giù il negozio, giù la mensa…fino ad approssimarsi della Casa della cultura.

Ma, improvvisamente, dall’edificio escono e avanzano verso gli ignari conduttori delle macchine, i bambini del doposcuola che Mondo in cammino sta finanziando all’interno della Casa della cultura. Le benne si fermano. Gli operai si guardano l’un l’altro attoniti e storditi, quasi in colpa. Frenetiche telefonate: ci sono i bambini, c’è un progetto degli “italjanzi”!

La casa della cultura viene preservata e con essa la possibilità degli abitanti di avere un luogo di incontro e di confronto, la possibilità di continuare il doposcuola offendo un pasto pulito ai bambini e alle loro famiglie e la possibilità di provare a costruire una piccola biblioteca per la comunità.

Il doposcuola, in cui i bambini giocano e fanno anche lezioni e compiti sotto la guida di una insegnante, è fondamentale per il villaggio, già avvilito da diversi casi di alcolismo e in preda all’inedia dei fine settimana e dei periodi liberi da lavoro.

Il Doposcuola, a tutti gli effetti, è un presidio di resistenza per i bambini e, in parte, li preserva dalle derive sociali.
E adesso, ancora di più, la difesa della Casa della cultura sta assumendo i contorni di una piccola grande storia di resistenza. Una resistenza che va alimentata e che da subito deve porre i presupposti per la continuazione del doposcuola nel prossima anno scolastico.

E’ vitale per questa comunità e per i 20 bambini che vi risiedono. Possono bastare solo 8.000 euro!

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Redazione / PROGETTO VLADIK UNO E TUTTI: SECONDA FASE
« Ultimo post da massimo il 17 Mar 18, 21:33:59 pm »
PROGETTO VLADIK UNO E TUTTI: SECONDA FASE
(in calce PDF da scaricare)

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L'assemblea annuale di Mondo in cammino
è convocata
in prima convocazione alle ore 13,30 del 07/04/2018
in seconda convocazione
alle ore 14,30 del  07/04/2018
presso i locali di I.CON.A'.
in PIAZZA VERDI  a CARMAGNOLA (TO)

vedi cartina

CHI INTENDE PARTECIPARE SCRIVA UNA MAIL A : info@mondoincammino.org
L'ASSEMBLEA E' APERTA AL PUBBLICO. SOLO I SOCI POSSONO VOTARE.


Ordine del giorno:
- lo stato attuale dei progetti di MIC
- i nuovi scenari dell'evoluzione associativa
- la delocalizzazione associativa
- eventuali variazioni Direttivo
- temi proposti dall'assembllea
- approvazione bilancio consuntivo 2017 (vedi PDF in calce)
- varie ed eventuali

LA MAPPA
Il cerchio rosso indica Piazza Verdi. Segnati con una X nera le aree di parcheggio a poche centinaia di metri dalla sede dell'assemblea. Su Piazza Verdi si affaccia la chiesa della Collegiata.



LA SEDE
L'assemblea si tiene presso I.CON.A': l'accesso alla sede è indicato dalle 2 frecce rosse in basso a sinistra.


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Fonte: https://thebarentsobserver.com
Traduzione di Lorenzo Del Pace per ProgettoHumus



I nuovi sistemi nucleari di Putin sono la sorgente della misteriosa radioattività nell’aria?
Un esperto Norvegese conferma che, se la Russia avesse davvero testato missili a propulsione nucleare, potrebbe esserci stato rilascio di radioattività.
By Thomas Nilsen

3 Marzo 2018
Mai come ora il Presidente Russo ha mostrato i muscoli nel corso dell’annuale discorso sullo stato della nazione, presentando due sistemi missilistici a propulsione atomica.

Già varie volte nel corso degli ultimi due anni, in Europa, e specialmente nei paesi Scandinavi, si sono registrate piccole tracce di Iodio-131. Le agenzie nucleari nazionali non sono state in grado di individuare la fonte, e la causa, incerta (da perdite di reattori nucleari a perdite in processi di produzione di isotopi radioattivi a uso medico) è rimasta mera speculazione.

In Norvegia e Finlandia, gli isotopi radioattivi sono stati scoperti nelle stazioni di monitoraggio a Gennaio e Marzo dello scorso anno, e nel [b=https://thebarentsobserver.com/en/ecology/2018/02/traces-radioactive-iodine-air]Gennaio e Febbraio di quest’anno[/b]. La prima nube radioattiva è stata rilevata dalla stazione di Svanhod, in Norvegia, al confine con la Russia; la nube si è poi espansa nelle due settimane successive a Sud verso Francia e Spagna.

Le autorità sottolineano come i livelli fossero al limite della rilevabilità, e non rappresentano pericoli per la popolazione.

«Nessuno ha nulla di simile»

Parlando di armi nucleari al discorso alla nazione, Vladimir Putin ha mandato un messaggio molto chiaro agli Stati Uniti: la Russia ha sviluppato nuovi missili e un nuovo drone/siluro sottomarino che sono impossibili da fermare con gli scudi balistici convenzionali o con altri metodi correnti.

«Nessuna ha nulla di simile», ha detto Putin mentre sul video correvano immagini di due nuovi sistemi missilistici a propulsione nucleare.

Per quanto riguarda il drone, invece, la sua esistenza era già nota in precedenza, anche se gli osservatori occidentali non sanno spiegare il successo russo nel rendere  operativo un drone di tale dimensione.

Test artico?
Lo sviluppo più significativo è quello del missile a propulsione nucleare, un metodo di propulsione che ha il vantaggio di estendere in modo estrememante significativo la gittata. Sullo schermo, alle spalle di Putin, una animazione mostrava un missile in volo verso l’Atlantico a sud, per poi virare di colpo a nord per dirigersi verso la costa ovest del Sud America.


Piccole quantità di Iodio-131 di origine antropogenica sono state misurate nella valle di Pasvik a Gennaio. Foto: Thomas Nilsen

Questo giovedì, il reporter di Fox News Lucas Tomlinson ha lanciato un tweet nel quale  riportava la dichiarazione di ufficiali americani, secondo i quali «Il missile a propulsione nucleare Russo non è ancora operativo, ma si trova in fase di Ricerca & Sviluppo. Uno di essi, nonostante i proclami odierni di Putin, è precipitato recentemente nell’Artico.»

Il tweet di Tomlinson viene richiamato in un articolo del Washington Post.

Che questo incidente sia vero o falso è difficile da verificare. Secondo una fonte del complesso militare-industriale russo che ha parlato a Vedomosti, la sicurezza radioattiva sarebbe stata garantita durante il test del missile. Secondo la stessa fonte, «L’installazione nucleare a bordo del missile è una fonte di energia elettrica».

Questo però sarebbe possibile se il test fosse stato fatto a terra, ma è molto meno plausibile se il test si è svolto in volo.

Parlando di test coronati da successo, il presidente Putin ha dichiarato nel proprio discorso che il missile era stato lanciato con a bordo una installazione nucleare: «Alla fine del 2017 si è compiuto con successo nel poligono Centrale un lancio del nuovo missile Russo a propulsione atomica.»

Probabili rilasci radioattivi
Niels Bohmer, un fisico nucleare che lavora per la Bellona Foundation di Oslo, ha dichiarato al Barents Observer che il test di un missile a propulsione nucleare quasi certamente causerebbe il rilascio di isotopi rilevabili.

«Se è vero che la Russia ha testato il suo nuovo missile a propulsione nucleare, ci deve essere stato un qualche tipo di rilascio di radioattività», ha dichiarato, riportando come conferma i test a terra di reattori progettati per aeroplani a propulsione nucleare condotti in America alla fine degli anni ’50.
«Quel progetto venne cancellato a causa delle alte perdite radioattive dai motori registrate nel luogo di test, Idaho Falls», spiega.

Bohmer aggiunge, inoltre, che potrebbe esserci un collegamento tra il misterioso Iodio-131 rilevato e il nuovo missile Russo. «Lo Iodio potrebbe essere spiegato dal test segreto del nuovo missile Russo. A causa della sua emivita, pari a solo 8 giorni, il rilascio in aria di Iodio-131 può essere solo spiegato come risultato del funzionamento di reattori. Altri isotopi, come il Cesio-137 che ha una emivita pari a 30 anni, restano invece in natura molto tempo dopo essere stati originariamente rilasciati. Questo potrebbe spiegare perché solamente lo Iodio-131 sia stato identificato, dato che il Cesio-137 è ancora oggi mascherato dai rilasci causati dall’incidente di Chernobyl».

Un missile a propulsione nucleare con a bordo un piccolo reattore dovrebbe necessariamente avere un sistema di raffreddamento ad aria parzialmente aperto, che rappresenterebbe una via di fuga attraverso cui gli isotopi potrebbero venire espulsi durante il volo del missile.


Nils Bøhmer with the Bellona Foundation. Photo: Thomas Nilsen

Naso Nucleare
Il cosiddetto “Naso Nucleare”, un velivolo WC-135 americano, è stato utilizzato varie volta dall’inizio del 2017 dalla base britannica nel Surrey. Da lì, ha riportato a Febbraio il quotidiano Independent, l’aeroplano ha volato verso la Norvegia e il Mar Baltico per monitorare i livelli di radiazione.

Il WC-135 può rivelare e identificare isotopi radioattivi prodotti da test bellici e rilasci da reattori e/o altre sorgenti.

Per quanto lo stesso Nils Bohmer sia d’accordo con le autorità dei paesi Nordici che i livelli misurati non rappresentino alcun rischio per la salute della popolazione, ciò nondimento è preoccupato: «La storia ci insegna che quando gli scienziati militari sviluppano armamenti basati su tecnologia nucleare, la sicurezza non è quasi mai la loro prima priorità.»

E poi aggiunge che «i rilasci di radioattività potrebbero essere particolarmente alti nel punto in cui il test del missila sia stato effettuato, cosa che potrebbe comportare, a livello locale, importanti preoccupazioni per la sicurezza».

La Russia ha anche dichiarato di stare sviluppando un nuovo drone a propulsione nucleare. Al momento ci sono informazioni molto limitate sulla tecnologia impiegata, ma si potrebbe speculare anche che questo mezzo a propulsione nucleare genererebbe rilasci di radioattività.»

Bohmer avverte che, se i test dovessero effettuarsi sul mare di Barents, i loro rilasci potrebbero contaminare la pesca.

Il Barents Observer ha parlato per la prima volta del drone sottomarino, conosciuto come STATUS-6, per la prima volta nel 2016.


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NON SOTTOVALUTIAMO LE BASSE DOSI DI RADIAZIONE! – comunicato presidente MIC
Ciò che sostengo da molto tempo sulle bassi dosi di radiazione e per cui sono stato anche irriso da alcuni, ha – purtroppo - trovato conferma.



Il 17/09/2008 Fehr Hans-Jürg, membro del Consiglio Federale Svizzero, presentò un postulato (interrogazione) al Consiglio Nazionale  con tema gli effetti che le radiazioni nucleari a bassa intensità hanno sulle persone, animali e piante presenti nell'ambiente circostante le centrali nucleari svizzere. Il Consiglio Federale, accettando in data 26.11.2008 il postulato, decise di finanziare degli studi in merito e il 19.12.2008 il Consiglio Nazionale adottò  il provvedimento. Il 28 giugno 2011 venne pubblicato il risultato degli studi commissionati .

Il 2 marzo di quest’anno, dopo quasi 10 anni dalla presentazione del postulato, il Consiglio Federale ha, finalmente, preso atto del rapporto concernente lo stato delle conoscenze sui rischi delle radiazioni ionizzanti a basse dosi (o dosi deboli), riportando testualmente nel suo comunicato:   “Il rapporto conclude che recenti studi supportano l'applicazione del modello lineare senza soglia come base per la protezione dalle radiazioni in Svizzera. Secondo questo modello, qualsiasi esposizione a radiazioni ionizzanti, anche a basse dosi, aumenta linearmente il rischio di cancro o di malattie ereditarie. Non c'è una dose al di sotto della quale si può considerare che l'esposizione non abbia alcun effetto”. Subito dopo vene aggiunto: “Il rispetto dei limiti di dose stabiliti dalla legislazione garantisce che questo rischio sia tollerabile per la popolazione svizzera”. L’annotazione, pur cercando di tranquillizzare la popolazione svizzera,  afferma con più forza il rischio correlato alle bassi dosi definendolo non superato o superabile, ma semplicemente “tollerabile” .

Quanto riportato impone la necessità, sostenuta da anni da Mondo in cammino, della revisione del concetto di norma, riferito alla contaminazione radioattiva degli alimenti assunti dall’uomo. Non si possono, infatti, stabilire - con numeri puramente amministrativi (vedi, per esempio, quelli sul Cesio 137 che in natura non esiste, ma è frutto dell’attività umana) - i limiti ammissibili di contaminazione radioattiva per il cibo. E’ necessario rivedere le norme europee, partendo dal fatto che “non c'è una dose al di sotto della quale si può considerare che l'esposizione non abbia alcun effetto” per l’organismo umano che abbia assunto cibi contenti radioattività, così come ammessa e contemplata dalle attuali norme europee.

Nel regolamento per i  livelli massimi ammissibili di contaminazione degli alimenti imposti dalla legislazione (per la Comunità Europea si fa riferimento al regolamento – Euratom - 2016/52 del Consiglio dell’Unione Europea del 15 gennaio 2016) sono fissati limiti superiori mediamente da 10 fino a 100 volte, nei casi estremi, la percentuale di rischio accettabile, come evidenziato dalle indagini effettuate dal laboratorio indipendente CRIIRAD nel 2015.   I limiti massimi ammissibili, infatti, non tengono conto del concetto di cumulo, soprattutto all’interno dell’organismo umano, determinato dall’ingestione di più alimenti contaminati, anche se a norma, e dalla tossicità specifica dei vari radionuclidi presenti nella catena alimentare, anche se complessivamente nei limiti fissati dalla legge. 

Una delle affermazioni più sconcertanti del Regolamento è quella per cui la fissazione dei livelli massimi ammissibili viene basata (si riporta testualmente) “sul presupposto che il 10% degli alimenti consumati ogni anno sia contaminato”. (vedi punto 3 del regolamento).

Tenendo conto che la percentuale riportata è stata indicata dagli esperti della lobby nucleare, consultati dal legislatore per gli aspetti tecnici, e che il legislatore stesso ha scelto di adottare una politica di minimizzazione del rischio radioattivo, risulta evidente che non si possa negare, anche da parte dei fautori del nucleare, che vi sia stato (e vi sia) un fallout globale, che riguarda – seppur minimizzato e per logica proprietà transitiva (visto che la percentuale viene desunta prendendo in considerazione solamente i fallout di Chernobyl e Fukushima) una contaminazione planetaria di almeno il 10%.

Cosa succederò all’aumentare della percentuale numerica della contaminazione degli alimenti consumati? Verranno elevati i livelli in modo tale che i limiti ammissibili restino sempre nella “norma”?

E’ un tranello molto pericoloso, soprattutto se si considerano i “normali” fallout dispersi  annualmente  da ogni centrale nucleare, senza contare quelli nascosti, se non secretati dal malevolo accordo AIEA/OMS del 28 maggio 1959 ancora in vigore e che  vincola l’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) alla preventiva censura dell’AIEA (Agenzia Internazionale Energia Atomica) sulla divulgazione degli effetti sulla salute umana in caso di incidente nucleare.  Per dare un’idea del potenziale pericolo che ci circonda, l’AIPRI fa notare che le 437 centrali atomiche in funzione nel 2017 hanno prodotto rifiuti equivalenti a 419.390 bombe latenti di Hiroshima da 13,5 chilotoni.
 
Solo la consapevolezza ci può e potrà aiutare, partendo  dalla vera conoscenza dell’effetto delle bassi dosi di radiazione e dal conseguente convinto “NO” al nucleare; solo così si può e potrà tutelare il più possibile l’ alimentazione e la salute umana, sia nostra che delle future generazioni, sottoposte ormai ad una pesante eredità nucleare e ad un fallout che, ai nostri occhi mortali, pare infinito.

Il premio Nobel J. M. Muller affermava, inascoltato, già nel lontano 1956 “Il patrimonio genetico è il bene più prezioso dell’essere umano. Esso determina la vita della nostra discendenza, lo sviluppo sano ed armonioso delle generazioni future. In qualità di esperti affermiamo che la salute delle generazioni future è minacciato dal crescente sviluppo dell’industria atomica e delle fonti di irradiamento…Noi reputiamo che le nuovi mutazioni che compariranno negli esseri umani, saranno nefaste per loro e per la loro discendenza”.

I danni genetici nella seconda generazione dei bambini di Chernobyl sono ormai inconfutabilmente dimostrabili e tragicamente presenti

Non dimentichiamocene!

Massimo Bonfatti
Presidente di Mondo in cammino

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Redazione / BASTA UNA CANZONE: live concerts in Chernobyl
« Ultimo post da massimo il 28 Feb 18, 22:52:17 pm »
BASTA UNA CANZONE: live concerts in Chernobyl

in calce: volantino, comunicato stampa lungo, comunicato stampa breve



Un progetto di Mondo in cammino Onlus e EasyPop - La Storia del Jukebox per portare nei villaggi contaminati della zona di Chernobyl la musica, l'allegria, la voglia di divertirsi, per darsi la mano e ripartire assieme.

Non si muore solo di radiazioni. Nelle province ucraine di Ivankov e Polesie, ancora oggi fortemente contaminate dal fallout di Chernobyl, la povertà è diventata una triste alleata. In assenza di attività produttive  gli abitanti dei villaggi cercano di mendicare un po’ di solidarietà dai volontari dell’associazione italiana “Mondo in cammino ONLUS” che sta cercando di proteggere i bambini dal digiuno forzato a cui, senza interventi esterni, sarebbero costretti durante le otto  ore di scuola.

Infatti, nell’autunno 2015 il governo ucraino scelse di deviare le scarse risorse di uno stato ormai in default, al sostegno della guerra in Donbass, eliminando quello sociale per le zone di Chernobyl. Con una decisione puramente amministrativa  stabilì che la quarta fascia di esclusione della zona di Chernobyl dovesse considerarsi “pulita”: i bambini delle scuole del villaggio di Radinka, e di altre 22, si ritrovarono improvvisamente privati del diritto alla mensa e agli istituti venne tagliato il gas per il riscaldamento.

Come se non bastasse, la contaminazione radioattiva  - che sta ormai causando danni per via genetica – agisce su un substrato sociale di disperazione e senza prospettive per il futuro. Oltre alle derive sociali, ai cancri, alle patologie tumorali e da immunodepressione, si sta assistendo ad un lento e progressivo genocidio nella seconda generazione dei “bambini di Chernobyl”, ignorato dalla Comunità Europea e internazionale, perché atto di accusa verso le scelte energetiche di molti stati.

Se, da una parte, c’è la necessità di interventi concreti per assicurare a tutti i bambini il diritto al cibo e aumentare il livello di salute di una popolazione che non può permettersi il diritto alle medicine, dall’altra, è doveroso rafforzare la fiducia per il futuro e la capacità di superare gradualmente le situazioni di mendicità  grazie ad una partecipazione attiva capace di aumentare la fruizione collettiva degli spazi pubblici e la condivisione  degli aspetti più comuni della vita quotidiana (lavoro, svago, sport, ecc.).

La condivisione deve essere globale perché non si esce dalla spire di Chernobyl senza la speranza e la prospettiva del futuro.

La cultura è uno dei valori di condivisione  che facilita il raggiungimento di questi obiettivi; attraverso essa i volontari di Mondo in cammino ONLUS, e coloro che li aiutano, diventano coesi alla realtà d’intervento, superano il ruolo dello “zio generoso” e invitano alla partecipazione. La musica è un’espressione culturale per la sua capacità di coinvolgimento e di tessere relazioni: uno “strumento” in grado di aumentare e “ritmare” la fiducia reciproca oltre i ruoli, umanizzando e azzerando distanze e differenze.

Concerti per Chernobyl nelle zone di Chernobyl: non interventi isolati e senza senso, ma un filo rosso che salda e dà  maggiore concretezza all’azione umanitaria della consegna del “cibo pulito” ai bambini di Radinka e delle altre scuole. La creazione di maggiori rapporti di fiducia e conoscenza reciproca – veicolati dalla musica – saranno in grado di accrescere il senso di responsabilità, sconfiggendo in parte il vittimismo, il senso di impotenza, apatia e rimozione del rischio dominanti fra le “popolazioni di Chernobyl”, sino a riacquistare quella maggiore consapevolezza  che aiuta   a farsi carico del proprio destino.



E basta una canzone!

Dall’incontro fra il gruppo musicale EasyPop-La Storia del Jukebox e Mondo in cammino Onlus è nato  il progetto per organizzare concerti nelle zone di Chernobyl e, nella fattispecie, nei villaggi contaminati delle province di Ivankov e Polesie entro l’estate del 2018: sarà presente un vero “Jukebox”, dal quale il pubblico sceglierà,  fra un repertorio di canzoni italiane e straniere - conosciute nella realtà ucraina - i brani che verranno poi interpretati dal vivo.

I costi  del progetto, legati unicamente alle spese vive - compreso il trasferimento delle attrezzature e della band – sono fissati in un minimo di 5.000 euro per almeno 2 concerti.

Il progetto si affianca a quello per il “cibo pulito” già presente in zona e documentato da un reportage de “Le Iene”.

CLICCA QUI PER CONTRIBUIRE E SCEGLI UNA DELLE MODALITA' RIPORTATE. CAUSALE: concerti chernobyl

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Contatti: 346 7497148; 366 2089847; 320 1682334; 380 3472059               
www.easypopjukebox.com/ - www.facebook.com/EasyPop               
www.mondoincammino.orgwww.facebook.com/MondoInCamminoONLUS   

Servizio de “Le Iene”

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Redazione / FEBBRAIO 2018: I PROGETTI DI MONDO in CAMMINO
« Ultimo post da Administrator il 22 Feb 18, 15:50:01 pm »
FEBBRAIO 2018: I PROGETTI DI MONDO in CAMMINO




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Redazione / LA RICHIESTA DI UNA MADRE: UN CASO EMBLEMATICO
« Ultimo post da massimo il 15 Gen 18, 17:07:34 pm »
UN CASO EMBLEMATICO



Nell’ultima missione in Ucraina il dottor Bandazhevsky mi ha consegnato una lettera. E’ la lettera di una dottoressa dell’ospedale di Ivankov, indirizzata al proprio Direttore Sanitario per chiedere aiuto per le cure della propria figlia.

Si tratta di una madre che umilia la propria dignità umana per chiedere aiuto economico al proprio “capo”, dopo avere già sofferto precedentemente per la morte in giovane età del marito a causa delle complicanze di un grave diabete.

Anche il marito era medico nello stesso ospedale di Ivankov: pensare che un medico sia morto giovane per una patologia che – paradossalmente - lui stesso curava negli altri, mi ha fatto venire in mente una mail ricevuta due giorni fa da un ingegnere che, con supponenza, mi ha scritto, a proposito di Chernobyl: “Francamente trovo che generare ansie sia criminale, specialmente quando si usa l' ignoranza delle persone”. Oltre che essermi preso del “criminale”, scopro che chi mi segue è “ignorante”. Chi sta dietro un tavolino e non frequenta le popolazioni che vivono ancora oggi sotto l’influenza del fallout di Chernobyl, non ha certo incontrato casi simili che sono, purtroppo, all’ordine del giorno e peri quali – come nel caso del diabete – è provata la correlazione con il fallout, così come hanno dimostrato diverse ricerche di medici russi, ucraini e bielorussi che, però, l’AIEA non si è fatta scrupoli  di censurare anni fa, impedendone la divulgazione.

Trovo, invece, da parte mia, che sia criminale ignorare casi come questo, ed altri ancora, sposando non la politica di un’altra disinformazione, bensì quella più delittuosa della minimizzazione o negazione del danno nucleare.

La figlia, per cui la madre chiede aiuto, è affetta da una malattia genetica a cui si stanno aggiungendo altre complicanze. La malattia genetica è la sindrome di Marfan, ovvero un complesso disordine ereditario a carico del tessuto connettivo, che colpisce principalmente occhi, sistema cardiovascolare e sistema muscolo scheletrico. Tuttavia, considerando che ogni organo è costituito da tessuto connettivo, la sindrome di Marfan può idealmente distruggere ed interferire pesantemente con crescita e funzione di ogni sede anatomica.

Non mi pare di usare l’ignoranza delle persone se affermo che non è un caso che tale patologia si sia sviluppata in queste regioni, come non è un caso che le ricerche del prof. Bandazhevsky abbiano finalmente dimostrato – senza possibilità di errori o supposizioni minimaliste – la trasmissione genetica del danno nucleare nella seconda generazione dei bambini di Chernobyl.

Oltre le luci e la modernità “europea”di Kiev, c’è un’Ucraina periferica, in cui resta forte il retaggio postsovietico sia nei manufatti che nella cultura; c’è un’ Ucraina che fa fatica ad andare avanti con stipendi da fame; c’è un’Ucraina che non può permettersi di curare i propri figli; c’è, insomma , un’Ucraina abbandonata a se stessa. Questa è l’Ucraina che si trova nei territori contaminati di Chernobyl: un’Ucraina in cui la radioattività si associa alla miseria, sua malvagia compagna e assieme scavano derive sociali in cui scivola e si annulla la speranza del futuro.

Ecco la lettera di Liudmila F.

Io, Liudmyla F., abitante in Ivankov, mi rivolgo a Lei con una richiesta di aiuto per le cure mediche di mia figlia Darja, nata il 10 marzo 2004, di cui sono l'unico genitore (il padre è morto nel 2005 in seguito a un'insufficienza renale legate al diabete di tipo 1 di cui soffriva). Darja ha un'invalidità dalla nascita (una malformazione congenita dell'apparato digerente).
Nel dicembre del 2017 le condizioni di mia figlia sono notevolmente peggiorati. Dopo ulteriori esami si è giunti a una nuova diagnosi: sindrome di Marfan, displasia dell'anca, coxartrosi bilaterale di 1-2 livello, molto dolorosa.
La bambina ha bisogno di ricevere cure mediche presso l'Istituto di traumatologia e ortopedia dell'Accademia ucraina di scienze mediche: necessita di un'osteotomia di entrambi i femori e di una protesi metallica. In seguito necessiterà di una prolungata riabilitazione e di una seconda operazione per la rimozione degli impianti di osteosintesi metallici.
L'operazione è gratuita, ma bisogna acquistare tutti i materiali necessari, che costano circa 3000$. La riabilitazione e la seconda operazione sono molto costose. Io lavoro all'Ospedale pediatrico centrale di Ivankov come oncologa a tempo pieno e oftalmologa part-time. Il reddito della nostra famiglia, ovvero il mio stipendio, ammonta a 4100 grivne al mese (144,8 $).
Non ho la possibilità di pagare autonomamente le cure di mia figlia. Vi chiedo di aiutarmi, così che mia figlia possa muoversi autonomamente e non restare legata a una sedia a rotelle.
Vi ringrazio!


Ogni contributo in merito, con causale “Daria”, farà parte del progetto “Vladik, uno e tutti”.

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Redazione / VERSO IL 2018
« Ultimo post da massimo il 29 Dic 17, 13:29:53 pm »
VERSO IL 2018



Il 2017 è stato un anno molto importante per Mondo in cammino. Dopo essere intervenuti con oltre 100.000 euro per i terremotati del Centro Italia (fra i vari interventi, abbiamo realizzato la cucina mobile per i moduli scolastici dei bambini di Valfornace), grazie al servizio de “Le Iene” del 21 novembre scorso, ha avuto una spinta decisiva il progetto per i pasti scolastici dei bambini di Radinka e per le cure del piccolo Vladik in Ucraina, nelle regioni maggiormente colpite dal fallout di Chernobyl che continua la propria azione negativa a più di 31 anni dall’incidente nucleare.
 
Dal 21 novembre a tutt’oggi sono già arrivati 80.000 euro e gli aiuti verranno portati direttamente con la missione di Mondo in cammino del 10 gennaio prossimo.
 
Abbiamo raggiunto una buona visibilità: questo è un dato positivo, ma anche pieno di insidie, di cui la prima è quella di rischiare di ammorbidire le parole d’ordine per cercare di raggiungere un pubblico più vasto, e, quindi, ottenere – anche in maniera acritica - più consensi possibili sotto tutti i punti di vista.
 
Per tale motivo diventa necessario ribadire le parole d’ordine di Mondo in cammino che vanno dalla scelta antinucleare senza se e senza ma, dalla necessità di coniugare ogni intervento solidaristico con i principi della giustizia e della tutela dei diritti umani fino alla scelta convinta della nonviolenza, pratica assai difficile, ma  - come diceva Aldo Capitini - “un ideale a cui tendere, un ideale assai impegnativo, una pratica da verificare giorno per giorno nei rapporti interpersonali come nelle grandi lotte necessarie”.

In questa frase di Aldo Capitini c’è il mio rituale augurio per il Nuovo Anno.
 
Solo nel mantenere inalterate le parole d’ordine si rispecchia la volontà di continuare passo dopo passo a perseguirle, di non fare sconti, di non tradirle o metterle, per opportunismo, in secondo piano.
 
Con e su queste convinzioni verranno attuate le due prossime missioni di gennaio in Ucraina e in Caucaso: la prima non solo per portare l’aiuto dei pasti puliti alla scuola di Radinka e alle altre della provincia contaminata di Polesie, ma anche per denunciare sempre più forte il danno del falloiut di Chernobyl - a oltre 31 anni di distanza - non solo per quelle zone, ma per l’intera umanità a partire, soprattutto, dall’Europa, in cui esso risulta ancora più aggravato da una seconda Chernobyl rappresentata dalla centrale a biomasse Ekotes di Ivankov che – con il complice silenzio della Comunità europea - brucia legna radioattiva e sprigiona nuovi fumi contaminati e distribuisce per tutta l’Ucraina cenere radioattiva utilizzata per la produzione agricola da cui derivano derrate alimentari che viaggiano liberamente nel Vecchio Continente; la seconda per dare il via al progetto di riconciliazione interetnica ed interreligiosa “La pace svetta” per cercare di costruire momenti di integrazione in un’area conflittuale che fa parte di quella stessa Europa che si è soliti definire “comune”.
 
Con le stesse convinzioni sono state anche scelte le campagne per il 2018: oltre alle due precedenti, si cercherà di continuare a tenere i contatti con l’Italia terremotata che ci ha visto protagonisti attivi, si cercheranno di costruire progetti di pace e solidarietà ad Aleppo, si cercherà di aiutare le famiglie che mendicano un pasto alle mense dei poveri denunciandone le storie drammatiche che si celano dietro, si continueranno il progetto del doposcuola di Dubovy Log in Bielorussia e la ricerca universitaria per l'avvio del progetto "Safe and clean food" sulla decontaminazione alimentare da radionuclidi. Con le stesse convinzioni continuerà anche la campagna per la democrazia dell’informazione “Dar voce alle voci” e verrà messo in atto ogni intervento che la contingenza richiederà o renderà necessario.
 
Per tutte queste ragioni, forse con la solita sfacciataggine, ma con estrema convinzione e senza falsi pudori, –chiedo, se possibile - per chi non lo avesse ancora fatto -  di sostenerci per il 2018, aderendo a Mondo in cammino. La quota di adesione annuale è di 20 euro e dà il diritto di ricevere al proprio indirizzo di posta elettronica - direttamente da Infinito edizioni – l’eBook “Giardino Atomico” della giornalista Emanuela Zuccalà.
(seguire a questo link le modalità e le indicazioni: CLICCA QUI )
 
I migliori auguri per un 2018 che sia in grado di soddisfare tutte le aspettative individuali e quelle per un mondo più solidale, giusto e pacificato!
 
Massimo Bonfatti
Presidente di Mondo in cammino Onlus
www.mondoincammino.org


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