Autore Topic: UN AIUTO PER YURI  (Letto 2771 volte)

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UN AIUTO PER YURI
« il: 19 Ago 15, 13:29:38 pm »
…continua l’indomita battaglia del prof. Yuri Bandazhevsky a favore del “popolo di Chernobyl”. Pur da esiliato ingiustamente, ha scelto di mettere al servizio delle vittime del fallout nucleare la sua umanità e la sua scienza decidendo di vivere “fisicamente” in quelle zone (provincia di Ivankov) in cui sta avvenendo un vero e proprio genocidio nucleare e in cui il genoma delle future generazioni è già compromesso……

UN AIUTO PER YURI

Sto preparando la prossima missione in Ucraina e Bielorussia dal 04 al 11/10/15 assieme all’amico fotoreporter Pierpaolo Mittica.
Nel corso della missione ci recheremo in Bielorussia a visitare la riserva radioattiva di Dubovy Log, il villaggio contaminato “oltre la sbarra”, per documentare e monitorare il progetto del doposcuola; da lì ritorno in Ucraina per recarci direttamente a Chernobyl, a Pripyat e nella zona di esclusione; quindi incontro con bambini ricoverati nei reparti pediatrici oncologici a Kiev e, infine, incontro con il professore Yuri Bandazhevsky e con la realtà di Ivankov.



La storia del professore è nota ai più.  Dopo aver fondato l’istituto medico di Gomel, in cui si era verificato il maggiore fallout in territorio bielorusso ed esserne stato rettore dal 1990 al 1999, dimostra con i suoi esperimenti gli effetti nel tempo dell’esposizione continua a piccole quantità e basse dosi di radiazioni, soprattutto a livello cardiovascolare. Il veicolo di questo lento assorbimento è il cibo e Bandazhevsky  segnala pubblicamente la pericolosità degli alimenti circolanti senza controllo nel suo paese e, oltre a ciò, denuncia che 10 miliardi di rubli stanziati per le conseguenze di Chernobyl sono stati sprecati. In seguito a queste denunce viene processato e il 18 giugno 2001 viene condannato da un tribunale militare bielorusso a 8 anni di lavori forzati con l’accusa, non supportata da alcun testimone, di avere preso una mazzetta da uno studente. Un vasto movimento di opinione internazionale interviene a suo sostegno ed Amnesty International ne riconosce lo status di "prigioniero di coscienza". Nel 2001 ottiene il passaporto della libertà dalla Comunità Europea. In seguito alla mobilitazione diplomatica di diversi Paesi della CEE viene liberato il l5 agosto 2005, dopo 6 anni e 1 mese. Ora, da 10 anni, il professore vive “esiliato”, separato dalla sua famiglia e dalle sue figlie, costantemente in “ristrettezze economiche”, aiutato da saltuari benefattori o da sporadiche consulenze da parte della Comunità Europea o da eventuali inviti internazionali come relatore scientifico. Dopo essere stato in Francia e Lituania, negli ultimi anni ha deciso di vivere nei dintorni di Kiev per stare più vicino alla sua gente (“il popolo di Chernobyl”), per seguirla e per continuare i propri studi, ma soprattutto per aiutare le persone vittime del fallout di Chernobyl, in primis quelle residenti nella provincia di Ivankov in cui - già da alcuni anni – si stanno maggiormente manifestando le conseguenze genetiche.

Penso di avere (e penso che lo debba avere tutta la comunità internazionale) un debito di riconoscenza nei confronti del professore. Senza i suoi studi e le sue denunce non si sarebbero avviati gli approfondimenti scientifici sulle conseguenze delle basse dosi di radiazioni; senza il suo sacrificio non sarebbe stata resa nota la miocardiopatia da Cesio 137 (a cui la comunità scientifica ha dato il suo nome); senza il suo costante impegno – che dura tuttora con ostinazione e anche in solitudine – molti di noi non avrebbero la vera consapevolezza della realtà della contaminazione e delle vere modalità dell’aiuto nei confronti delle popolazioni che vivono in territorio contaminato (l’esperienza del professore e l’avere individuato la catena alimentare come causa di contaminazione interna umana, sono stati molto utili nel dopo Fukushima); senza il suo costante impegno i residenti di Ivankov sarebbero abbandonati a se stessi.

(cliccare QUI per maggiori informazioni

Per questi, ed altri motivi, ritengo sia doveroso dimostrare concretamente al professore questa riconoscenza, soprattutto adesso che la sua “gente” vive maggiormente disperata e “abbandonata” nella provincia di Ivankov in quanto le risorse statali vengono dirottate nel budget della guerra nel Donbass; e soprattutto adesso che il professore non dispone più come prima di strumenti per andare ad effettuare il follow up clinico dei suoi pazienti.

Da anni conosco il professore e siamo amici: non mi ha mai chiesto niente e non mi chiederebbe mai niente. Ma vorrei veramente portargli un contributo concreto e chiedo a tutti quelli che possono e vogliono di contribuire.
Consegnerò direttamente il ricavato, e Pierpaolo me ne sarà testimone, nelle mani del professore convinto che, a saldo delle necessità minime di sopravvivenza, le risorse saranno destinate al sostegno della sua gente o alle possibilità e modalità concrete per aiutarle.

Per contribuire:
Con  CARTA DI CREDITO : VAI QUI E CLICCA SUL PULSANTE "DONAZIONE"
IBAN bancario: IT 44 W 05018 01000 000000512770 (Banca Popolare Etica, filiale di Torino)
IBAN postale: IT 76 U 07601 01600 000002926169
Conto Corrente Postale: 000002926169

Causale: per Yuri
Su richiesta verrà rilasciata dichiarazione per deducibilità fiscale.

Grazie!
Massimo Bonfatti - Presidente di Mondo in Cammino


« Ultima modifica: 13 Nov 15, 19:07:27 pm da Administrator »