Autore Topic: CHERNOBYL: L'INCREDIBILE INSUCCESSO DELL'AIUTO UMANITARIO  (Letto 12441 volte)

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Chernobyl: l’incredibile insuccesso dell’aiuto umanitario
Una critica alle tre Agenzie dell’ONU: AIEA, OMS e UNSCEAR
di Rosalie Bertell      

Traduzione dal testo francese pubblicato su http://www.independentwho.info di MASSIMO BONFATTI , per Progetto Humus di Mondo in Cammino
 
Rosalie Bertell (4 aprile 1929, Buffalo, New York – USA -,  cittadinanza americana e canadese), ha ottenuto nel 1966 il Dottorato in Biometria (lauree complementari in Biologia e Biochimica) all’Università Cattolica d’America. Ha Fondato ed è stata Presidente dell’International Institute of Concern for Public Health (IICPH) dal 1987 al 2002.  È stata anche redattore capo di “International Perspectives in Public Health”.
È stata co-direttrice per il Canada dell’ “Ecosystem Health Worgroup” (commissione congiunta US-Canada) ed opera nella sezione “Nuclear Task Force”. È consulente di “Great Lakes Health Effects Program” e di “Enviromental Assesment Board of Ontario”.
Ha diretto la Commissione Medica Internazionale per Bhopal ed ha fondato la Commissione Medica Internazionale per Chernobyl. Ha ricevuto diversi riconoscimenti, fra cui  l’Hans-Adalbert Schweigart Medal da World Union for Protection of Life, l’Alternative Nobel Prize, il Right Livelihood Award, il World Federalist Peace Award; l’Ontario Premier's Council on Health, l’Health Innovator Award, l’United Nations Environment Programme Global 500 award ed il Sean MacBride International Peace Prize, oltre a cinque Dottorati onorari. Nel 2005 è stata candidata al premio Nobel per la Pace da parte di “1000 Women for Peace campaign”. Ha partecipato a diverse ricerche internazionali in molti paesi, fra cui Sati Uniti, Canada, Giappone, Isole Marshall, Malesia, India, Germania ed Ucraina..È autrice di diversi libri, fra cui “Handbook for Estimating the Health Effects of Ionizing Radiation” (1984, 1986).
Per scelta lavora con le persone indigenti, con i paesi in via di sviluppo, per la difesa del diritto alla salute contro l’inquinamento industriale, tecnologico e militare (v. il Tribunale Permanente per i Popoli per le vittime di Chernobyl, l’assistenza ai cittadini filippini contro i rifiuti tossici lasciati dalle basi americane Subic and Clark , la consulenza al governo dell’Irlanda per l’inquinamento radioattivo del mare irlandese da parte della Gran Bretagna, l’assistenza ai veterani del golfo ed ai cittadini iracheni per  la “Gulf War Syndrome”).

La catastrofe del reattore nucleare di Chernobyl vicino a Kiev, incominciata il 26 aprile 1986 alle ore 1 e 21, è stata uno dei peggiori incidenti industriali che il mondo abbia mai conosciuto. Eppure, la comunità internazionale, generalmente molto generosa nell’ aiuto verso una comunità sinistrata, è stata lenta nel comprendere la portata della catastrofe rivolgendo la sua attenzione alle popolazioni colpite dell’Ucraina, della Bielorussia e della Russia. Questo articolo sonda le cause di questa confusione di percezione e dell’insuccesso della risposta: si tratta chiaramente di un problema di comunicazione. L’Organizzazione  Mondiale della Sanità ha fallito nel fornire informazioni chiare ed affidabili sulle conseguenze sanitarie   di questa catastrofe? Si sono avuti nella storia altri problemi o attori che hanno interferito nel trattamento ragionevole delle conseguenze di una catastrofe nucleare? Ancor più importante: cosa può essere fatto per porre rimedio a questa situazione, per aiutare le vittime maggiormente colpite dagli ultimi effetti di Chernobyl, ed evitare una tale ingiustizia per il futuro? Con l’attuale promozione dell’energia nucleare come “la soluzione” per il cambiamento climatico planetario, dobbiamo riconsiderare l’esperienza energetica nucleare e la gestione dei suoi rischi.

Quando ho appreso dell’incidente di Chernobyl, ho inviato il mio Manuale per la Valutazione degli Effetti  Sanitari dovuti all’Esposizione alle Radiazioni Ionizzanti all’Ospedale 6 di Mosca, dove erano curati quelli più gravemente irradiati fra i primi soccorritori, ma il mio primo viaggio a Kiev e Chernobyl è datato 1989, tre anni dopo la catastrofe. Nessuna delle fotografie che ho fatto nel 1989, nei 30 km della zona di esclusione o in prossimità del sarcofago, ha potuto essere sviluppata, probabilmente perché il livello di radioattività emesso dal reattore N° 4 distrutto era ancora troppo elevato.

Sono venuta a conoscenza che la regione di Chernobyl era un tempo la culla della pittura delle icone, ed ho visto icone vecchie di diversi secoli sparpagliate sul parquet della nuova vicina biblioteca. Queste icone medioevali erano adesso troppo contaminate dalla radioattivatà per essere manipolate. A Pripyat gli immobili erano abbandonati, le scuole chiuse, le altalene ed i toboga abbandonati nei giardini pubblici. Una foresta era stata interrata come rifiuto radioattivo. Sebbene qualche medico si sia allarmato di fronte ai problemi sanitari che incontrava, i più raccontavano alle persone che non era delle malattie di irradiamento che soffrivano, ma che le loro inquietudini erano semplicemente l’esternazione della radiofobia.

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