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IL MEDIOEVO RUSSO

UNA STORIA BIELORUSSA

La nostra Predslava comunque é ancora giovane, spensierata. Poiché lei é costretta, dall’eccessivo protezionismo di suo padre, a stare sempre da sola, la vediamo accovacciata molto spesso in riva al fiume a guardare nel vuoto, fantasticando sul suo futuro, oppure a leggere. La tata, il suo angelo custode, tante volte si dimentica d’averla lasciata in un certo posto ed allora comincia a chiamarla:
“Pred! Dove sei? Dove ti sei andata a cacciare, benedetta figlia?”
Poi la ritrova, sdraiata sul greto della riva con le gambe per aria, mentre sfoglia un libro di nascosto del padre. Lui non vuole che i libri siano portati in giro poiché si sciupano e perdono di valore.
Quali libri legge la nostra?
Abbiamo ribadito che la lettura e lo scrivere sono un monopolio della chiesa. Ma per leggere occorre anche conoscere la lingua in cui il libro é scritto. E’ logico pensare che i primi libri, giunti nelle Terre Russe nel XII sec. provenivano, favoriti anche dalle vicende politiche di quella zona dei Balcani, dai monaci che emigravano dalla cristianissima Bulgaria, diretti a nord. Era una specie di commercio clandestino di cose preziose, ma anche un traffico sospetto per la chiesa bizantina giacché accadeva al tempo delle grandi eresie bogomile. La chiesa ufficiale bizantina cercava d’individuare, ed eliminare sul nascere, queste eresie indirizzate contro la sua autorità, per non farle diffondere fra i nuovi cristiani, quali erano appunto i russi.
I bulgari del Danubio erano gente molto colta. Si diceva che tutti, contadini e nobili, sapessero scrivere e leggere senza distinzione di classe. Essi erano stati fra i primi, quasi, ad accogliere i due missionari slavi di Tessalonica, Cirillo e Metodio, che avevano introdotto il Cristianesimo nelle Terre Slave già nell’800 d. C.
Il lavoro di questi due monaci era stato enorme: avevano tradotto dal greco libri sacri e profani, avevano istruito tantissimi preti slavi, da loro stessi consacrati, a propagare la dottrina cristiana nella loro propria lingua. Col passare del tempo i monasteri e le chiese bulgare erano diventate delle vere e proprie miniere di libri a disposizione di chi conoscesse la lingua e... i russi la conoscevano e la parlavano!
E’ quasi sicuro che proprio da queste “miniere” arrivarono a Predslava tantissime opere, e non solo durante la sua giovinezza, ma anche nel corso della sua maturità.
Letteratura sacra e profana, come si fa a distinguere l’una dall’altra nel XII sec.?
La chiesa infatti gestisce l’una e l’altra....
Fra le opere profane più popolari che certamente entusiasmarono la nostra c’era il famoso Romanzo d’Alessandro, in russo chiamato Aleksandrìa, dove si narrava delle favolose imprese di questo grande condottiero greco-macedone (e quindi antenato dei macedoni slavi) in terre misteriose e sconosciute come l’India, piene di leggende, di mostri strani e di creature dai poteri più impossibili che nella gente del tempo non suscitava né spavento né incredulità, ma solo desiderio di andare a vedere con i propri occhi, perché sicuramente reali ed esistenti.
Un altro libro profano che capitò nelle mani di Predslava era la Raccolta di Svjatoslav, opera questa concepita a Kiev, in cui erano raccolti detti ed operette scelte per il nipote di Jaroslav il Saggio. Di gran lunga il più letto poi era l’Esamerone, sorta di enciclopedia divisa in racconti di sei parti in cui era esposta tutta la scienza codificata fino a quel momento nel mondo europeo, e si divideva appunto in sei giorni come quelli della creazione dell’universo descritta nella Bibbia. L’Esamerone spiegava tutto, da come era fatta la natura a come erano gli esseri che ci vivevano. Molto letta era anche la Storia della distruzione di Gerusalemme ovvero le Guerre Giudaiche di Giuseppe Flavio perché qui si raccontava della Terra Santa, ai tempi di Eufrosina, della minaccia di essere fagocitata completamente dall’Islam a dispetto degli sforzi di riconquista degli europei – la prima Crociata era del 1096 - e Giuseppe Flavio é un narratore abilissimo.
La letteratura più propriamente sacra, ma letta da tutti (quelli che sapevano leggere e che potevano permettersi d’averla in casa) oltre che dai preti in chiesa, era ad esempio la Lettura dei Mesi che giorno per giorno narrava le vite dei santi, quasi tutti di origine greca, latina o africana ed anche questa lettura piaceva a Predslava. Il Vangelo poi si poteva leggere qui a Polozk nella versione del cosiddetto Vangelo di Ostromir scritto a Novgorod per incarico di un certo Ostromir parente di Izjaslav, il bisavolo di Predslava, e che per lei risultava ancor più leggibile perché scritto in un dialetto più vicino a quello suo di Polozk.
Era inoltre appena apparsa un’opera di un certo igumeno russo, di non si sa qual convento, che al seguito del re crociato Baldovino era stato in pellegrinaggio in Terra Santa per ben 16 mesi, fra il 1106 e il 1107.
Quando questo libro arriva tra le mani di Predslava ecco che lei si sente trasportata in quei paesi lontani in un viaggio meraviglioso che continua a sognare di poter fare un giorno: arrivare fino a Gerusalemme, visitare i luoghi santi e tornare a casa con la palma del pellegrino! Il viaggio che le avevano raccontato al mercato! L’autore, Daniele, racconta, sognatore come tutti i russi, impreziosendo con leggende e testimonianze raccolte sul luogo, l’esperienza di poter costatare coi propri occhi che il Cristo é veramente vissuto. Daniele registra ogni suo passo in Terra Santa e le distanze percorse, dà una minuziosa descrizione delle persone e delle cose che incontra, di questo o di quel posto dove il Cristo é passato o vi ha vissuto e così lascia intendere che Cristo é davvero esistito, morto e poi risorto. La descrizione della Chiesa dell’Anastasis (in greco: Resurrezione), culmine del pellegrinaggio, é sommaria, ma il punto di vista é tipico:

“La chiesa é di forma rotonda, di pendenza uguale da ogni lato, per lungo e per largo, misura tre sagene (vecchia misura russa pari a due metri e qualcosa). Comprende anche grandi appartamenti (per i monaci e per i pellegrini) e, lì sopra, vive il Patriarca... alla parte estrema della parete dietro l’altare maggiore c’é l’ombelico del mondo!”

E questo infatti é per Daniele la meta ultima del pellegrino: l’ombelico del mondo, il luogo dove Cristo ha vinto la morte dando così prova di essere veramente il figlio del Creatore di ogni cosa. Daniele descrive anche la pietra dove Isacco fu risparmiato al sacrificio, la tomba della Vergine Maria, il luogo dove si trovava la Vera Croce e finalmente... il Giordano, il fiume sacro!
A parte i libri, é importante ripetere, sottolineandolo, che la sua lettura accanita e il suo studio intenso in realtà sono una fuga dal mondo reale come quella che noi facciamo quando, per dimenticare un amore contrastato, intraprendiamo un lungo viaggio. E come si fa a sapere se lei é riuscita a mettere da parte questo amore? Certamente l’otrok colpevole é stato allontanato con una scusa qualsiasi dal terem e forse da Vitebsk. Quando sta sola coi suoi pensieri sulla riva del fiume, non pensa forse a lui? Lei ha ormai dodici anni ed é, per il tempo suo, quasi una donna adulta. I suoi sogni sono di qualsiasi donna innamorata, anche se già pronta ad affrontare la vita da sola.
Predslava é sempre al bivio: sposarsi secondo i desideri di suo padre o cercare di sfuggire in qualche modo a questo destino sbagliato? Da quel che lei sa, ed ha letto, si va convincendo che donne oppresse nel passato hanno trovato la soluzione entrando volontariamente in convento, e lì nessuno ha più potuto toccarle o influire sulle loro volontà.
Speriamo che voi non apparteniate a coloro che credono nelle vocazioni improvvise o alle folgorazioni cadute dal cielo. Certe decisioni, certe idee, secondo noi, maturano nel cuore e nella mente in seguito alle circostanze ed agli avvenimenti che ci hanno impressionato. E’ con questo spirito che dobbiamo cercare le ragioni che spinsero una bella ragazza nata nell’agio a scegliere la separazione dal mondo delle comodità per immergersi nella vita di convento.
Predslava comincia a pensare dunque che il convento é l’unica soluzione che fa per lei, ma deve consultarsi prima col monaco che viene a far lezione a casa perché lui ne sa di più su queste cose. Innanzitutto vuol capire se lei ha sbagliato e se merita una punizione per il suo comportamento verso il matrimonio e se in realtà si vuole imporre una cosa ingiusta. Del monaco si fida e gli racconta tutto il suo travaglio.
“Ragazza mia!” dice il monaco che non vuole impicciarsi di faccende troppo grandi e troppo complicate per lui “Che vuoi che ti dica? Nel Vangelo é scritto che bisogna onorare e rispettare i genitori, che l’obbedienza é la prima virtù, specialmente di una donna, anche se principessa!”
“Padre mio, non so che cosa vuoi dire. Io sono una nobildonna e, come si dice nel Vangelo, dico ai miei servi di venire ed essi vengono, dico ai miei servi di andare ed essi vanno, ma obbedire che significa? Perché obbedire per fare cose che non ci piacciono o che sarebbero la nostra rovina? La soppressione di un sentimento, qualunque esso sia, é cosa giusta?”
Il monaco non ha compreso bene di cosa Predslava abbia paura e dice:
“Predslava, bisogna rispettare i costumi e gli usi locali insieme al timor di Dio!”
“Ho sentito che esiste la libertà, ho letto tanti libri dove si parla di libertà ed ora non so che cosa essa veramente sia. E’ libertà di volere (volja in russo) o libertà di disporre del proprio corpo come si vuole (svoboda in russo)?”
A questo punto il monaco si trova di fronte a discorsi troppo difficili per la sua cultura ed offre la sua esperienza a questa giovane in dubbio.
“Figlia cara, io ho scelto di fare il monaco perché ero stanco di dovermi preoccupare del domani, di come vestirmi, di come curarmi, di come nascondermi dal pericolo e dalle imposizioni di persone più forti di me. Ora sono monaco e ho la mia missione. La compio come meglio so fare e nessuno può influire su quanto io faccio, perché nessuno, se non Dio Cristo ed il mio abate, può dirmi di fare o non fare. La legge che rispetto é unica, universale: è l’amore per il prossimo secondo il Vangelo! Se dovessi essere ucciso perché mi sono rifiutato di eseguire un ordine diverso da quello prescritto dalla mia regola, non avrei paura di morire, perché morirebbe solo il mio corpo, che in ogni caso un giorno morirà, ma la mia anima nessuno può toccarla o togliermela. Essa é libera e dopo la morte del corpo é ancora più libera!”
Udite queste parole a Predslava tutto sembra ormai chiaro. Sente di dover scegliere la libertà nella forma migliore che si presenta davanti proprio adesso, in questo momento della sua vita.
Essere liberi é un tema che l’assillerà fino alla fine e che giocherà un ruolo importantissimo proprio quando dovrà trovare gli argomenti per riuscire a convincere altre donne a diventare monache come lei, anche se c’é ancora qualche dubbio...
Si rivolge allora alla sua tata con la quale ha sempre avuto più confidenza.
“Pred, ragazza mia! Ti capisco e ti vorrei tanto consigliare ciò che devi o non devi fare. Io penso, tuttavia, che, più di me, dovresti ascoltare qualcuno come tua zia, la badessa d’Izjaslavl’! Dì a tuo padre che ti serve un libro in fretta e che, perciò, devi recarti alla biblioteca d’Izjaslavl’ dove puoi trovarlo! Ti confesso che anch’io, sai, andrei volentieri in convento, perché la mia esperienza nel mondo é ormai esaurita.”
E’ una buona idea andare a Izjaslavl’, anche perché l’unico convento più vicino Vitebsk é proprio quello di Roghneda e lei vuole capire che cosa significhi rinchiudersi in un luogo che le sembra più una prigione che un albergo o una casa comune di tante donne.
Quello che lei ha letto o sentito dire sui conventi non le basta, anche se le sembra di capire che lì l’autorità del padre, del principe, del padrone non c’é più, né esistono più vincoli di famiglia o di sangue. C’é solo la Regola Studita da rispettare e bisogna obbedire all’autorità della Badessa. Altre rinunce non sono richieste, se non agli attributi mondani: alla ricchezza, al potere, ai segni esteriori di distinzione come vestiti gioielli etc. cose alle quali già lei non ha mai dato tanta importanza o non ha mai avuto, dato la relativa povertà del terem di Vitebsk. Certo bisogna rinunciare ai piaceri della carne... ma lei non vi ha forse già rinunciato, visto che non le consentono d’averne con la persona che ama? E poi ha sentito dire che questo divieto non é assoluto... anche se sono solo dicerie!
A noi verrà subito in mente la storia della Monaca di Monza, ma sinceramente dobbiamo dire che su questo argomento nel XII sec. ci sono disparità di vedute, fra i contemporanei, e addirittura c’é qualche autorità del Medioevo che giustifica l’amore fra ecclesiastici col fatto che l’uomo é fatto ad immagine e somiglianza di Dio e quindi amare un essere umano, anche indulgendo al contatto carnale, non é forse uguale ad amare Dio stesso? Non é forse il Signore che ci ha creati in questo modo?
Ad Izjaslavl’, in quel tempo, l’igumenizza (o badessa o superiora) del convento di Roghneda é proprio la zia di Predslava, la vedova di Romano fratello di suo padre Giorgio, madre Fevronia. Solo lei potrà darle consigli più appropriati di quelli di un monaco qualsiasi, e di sesso maschile. La scusa per andare così lontano da casa può essere proprio quella suggerita dalla tata: alla ricerca di un libro!
Il caso però decide altrimenti...
Per una fortuna o per una disgrazia, Predslava ha un improvviso attacco di malaria o d’influenza, non lo sapremo mai. Comincia ad accusare brividi improvvisi ed intensi, la temperatura del suo corpo sale e lei rifiuta ogni cibo. Si riduce in tali condizioni di salute che anche suo padre é preoccupatissimo. Lei si sente così male da credere di essere addirittura in punto di morte e così una sera di luna piena quando la strada é ben visibile, e siamo in febbraio, aiutata dalla sua nutrice e di nascosto da suo padre, imbacuccata in pellicce e lane, si mette su un tiro a tre (troika in russo) e con la fedele tata affrontano sulla neve il duro e lungo viaggio da Vitebsk ad Izjaslavl’.
Si corre lungo la riva della Dvina gelata per arrivare prima a Drutsk, poi a Borisòv ed infine, sempre lungo la riva del fiume, si giunge ad Izjaslavl’, che, almeno come lo ha ricostruito il prof. Kulik, é un fortino circolare tutto di legno.
Sono stati ben sette, forse otto, giorni di viaggio stremante ed il gruppetto, quando arriva alla porta del forte, vi bussa freneticamente perché sia loro aperto subito.
La tata si é fatta già il segno della croce e ringrazia il Signore, soprattutto perché non hanno fatto brutti incontri, come avrebbe potuto essere il malefico lesnjàk, un folletto pagano che frequenta i boschi e si mostra come un viandante pronto a dare informazioni sbagliate ai malcapitati viaggiatori, facendo loro perdere la strada. E proprio allo scopo di evitare il lesnjak, lo zio di Predslava, Boris, ha fatto mettere da qualche tempo sulle strade dei grossi sassi con, sopra disegnata, una bella croce.
Predslava soffre, ma in cuor suo ha già fatto una promessa a se stessa: se uscirà viva da questo viaggio, non tornerà più a casa e si dedicherà al Signore nel convento, se invece morirà almeno lo farà in un luogo santo e salverà la sua anima!
Quando rimane sola con sua zia, Predslava finalmente dà libero sfogo ai suoi problemi e con un fil di voce racconta la grande tempesta che ha nel cuore, mentre la badessa l’ascolta con indulgenza e comprensione.
“Carissima madre, io sto malissimo nel corpo, ma ancora peggio nel cuore... mi sento veramente alla fine della mia vita. Ma voglio salvare la mia anima e perciò sono venuta fin qui. Giuro che, se Dio mi conserverà in vita ancora per qualche tempo, dedicherò il resto dei miei giorni a lui. Beneditemi quindi per presentarmi pura e libera davanti al Signore!”
“Figlia mia, sono contenta delle tue intenzioni, ma dobbiamo prima pensare a guarire il corpo, se si può, con l’aiuto del Signore. Io certamente ti curerò per quanto conosco e posso, ma ricordati che la vita appartiene a Dio, e lui come l’ha concessa così ce la toglie. Dopo, quando sarai guarita, se vorrai farti monaca... Tuttavia devi essere sicura di questa scelta perché é un gran passo ed implica enormi sacrifici: dovrai rinunciare a fratelli e sorelle, all’amore per i genitori, ai servi, agli abiti, al buon mangiare, ai gioielli, all’amore carnale con l’uomo che ami e non mi sembri ancora pronta per una tale decisione.”
Sua zia la conosce di fama e sa che Predslava é caparbia e tenace. Ma, conosce anche meglio suo padre, così ossessivo ed ambizioso. Predslava che ormai ha deciso, alle parole della zia teme che la voglia rimettere in forze per rimandarla da suo padre. Nell’impeto della sua adolescenza, ricorre alla commedia per fingersi più ammalata di quanto lo sia. Dice:
“Madre santa! Fatemi subito novizia perché sto per morire.”
La madre badessa non é stupida ed insiste:
“Tu mi racconti storie Predslava. E’ forse il demonio che ti spinge a fare questo?”
“Nessuno di questa terra o d’altro luogo può decidere per me. Io sento, dentro di me, che se vivrò potrò dare tanto di me stessa solo nella vita del convento, se invece mi sposassi, come mio padre vorrebbe, non sarò capace mai di farlo. Voi, madre santa, non avete forse fatto la stessa esperienza quando, da vedova, vi siete accorta che avevate ancora molto da esprimere facendovi monaca? L’amore, la bellezza, la fama, sono cose che passano, ma vivere con le regole sante, questo no, non passa. Vi prego, esaudite questo mio desiderio, prima che io muoia.”
“Ma non hai paura delle ire di tuo padre, benedetta ragazza? Della sua delusione?”
“Mio padre é nei cieli!” fa Predslava ispirata “E’ a lui che devo dar conto!”
Sta davvero male Predslava? Sono sincere le sue parole? La madre badessa non può saperlo e prende tempo per curarla prima dai suoi mali fisici, sempre pronta però, se fosse il caso, a tenerla nel suo convento per curare la sua anima. Veramente questa giovane e bellissima ragazza é disposta a rinunciare al mondo?
Vogliamo fare qualche considerazione sull’amore, sul sentimento che talvolta unisce due esseri umani? Domandiamoci se ciò che noi oggi chiamiamo amore é simile a quanto nel XII sec. sentiva Predslava e che relazione c’era ai suoi tempi su “fare sesso” ed “amare”.
Se si legge bene la letteratura contemporanea sull’argomento, anche se purtroppo solo europea occidentale, c’é da rimanere perplessi: ci si sposa e si convive solo per convenienza materiale. Si fa sesso con la propria moglie in certi periodi dell’anno perché in altri, secondo la legge cristiana, si rischia di rimanere impuri e... solo per procreare, mentre con la concubina, la prostituta o l’amante extraconiugale si fa sesso sincero, per amare veramente con trasporto e fantasia. Nelle classi abbienti inoltre, vige una poligamia mascherata dal concubinaggio quasi ufficiale. In qualche luogo il principe continua ancora ad esercitare il diritto di deflorare le ragazze da marito, figlie dei suoi sudditi.
Il Cristianesimo ora ha introdotto un terzo tipo d’amore: l’amore sublimato che diventa pietà, amore verso il prossimo o verso Cristo, i suoi santi e la sua chiesa. E’ un sentimento intenso, enorme e difficile da vivere, ma è un’emozione che soddisferà tantissimi uomini e donne del XII sec. rendendoli santi e martiri.
Nella Raccolta degli Usi di Eynsham, opera sacra coeva di Predslava, si ha la ricetta per arrivare a questo tipo di sentimento liberandosi dalle pulsioni della carne: è attraverso l’esercizio spirituale e duro in un convento. Le regole fissate sono: il silenzio, il digiuno, il ricordo continuo delle colpe del passato, il timore di morire non nella grazia, il terrore del fuoco eterno... a quei tempi questi ultimi pensieri sono così tremendi che, in verità, suscitano paura e frenano anche la persona più determinata a deviare dalle regole stesse!
In fondo la scelta di Predslava non é una rinuncia o una fuga dalla vita come forse può essere per una monaca di oggi. Predslava nel convento sceglie la “sua” libertà! Lei é nata nobile, il suo destino é prefissato dalla sua posizione sociale e dalla sua natura di donna: è bella, carina, di famiglia potente e dovrà sposarsi con l’uomo che suo padre sceglierà per le proprie ambizioni. Avrà l’obbligo di generare figli maschi, se vuole, in futuro, conservare la posizione acquisita. E’ una fortuna poi, che non sia nata disabile o storpia, perché in tal caso l’avrebbero abbandonata già nei primissimi anni della sua vita nel folto del bosco come preda per gli animali selvatici. Se fosse, poi, rimasta zitella sarebbe stata data in ostaggio ad altra famiglia, per qualche impegno preso da suo padre, passando in condizione servile come avvenne per Malùscia, la madre di Vladimiro il Santo.
Altre scelte per le donne nobili non ce ne sono...
Siamo nel febbraio del 1116, il freddo é come il solito intensissimo (qui -20 °C é la media), le strade sono impraticabili ed il vescovo di Polozk Minà é infermo (forse gravemente perché verso la fine di giugno morirà). Di conseguenza, alla richiesta di consacrare una nuova monaca a Izjaslavl’, non potendo venirci di persona, manda un prete di nome Geremia che celebrerà il rito al suo posto.
Come nota giustamente il prof. Melnikov, la cerimonia é di certo insolita, perché secondo la Regola V dettata dal Concilio Costantinopoli II, per accettare una persona in vita conventuale é necessario un tempo di riflessione e di ascesi al postulante di almeno tre anni... salvo casi eccezionali come la circostanza di morte imminente (in articulo mortis come recita il canone latino). A questa procedura si ricorrerà per la nostra Predslava!
La consacrazione quindi avviene il 26 febbraio, il giorno in cui si commemora la festa di Santa Eufrosina d’Alessandria e, rispettando gli usi della chiesa bizantina, a Predslava è dato il nuovo nome di Eufrosina proprio in onore di quella santa del giorno. Siccome si pensa che Predslava abbia ricevuto il nome di battesimo di Eupraxia possiamo anche attestare il rispetto di un altro uso della chiesa: concedere spesso alla nuova monaca il nome di una santa che cominci con la stessa lettera del nome secolare della novizia. Noi tuttavia opiniamo che Predslava abbia scelto il nome di Eufrosina dopo aver letto la storia della santa alessandrina, divenuta monaca a seguito, anche lei, di una storia d’amore negato. Travestitasi da uomo, si era poi dedicata a Cristo. Qual é la verità?
In ogni caso, Predslava é ora monaca e, con lei… anche la tata! E’ una combinazione? Un disegno divino? Chissà!

© Aldo C. Marturano

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