Radici Comuni degli stati coinvolti dall'incidente di Chernobyl

IL MEDIOEVO RUSSO

Il palazzo del principe russo medievale

Il terem del Knjaz si distinse sempre da tutte le altre costruzioni civili di Kiev (e delle altre città russe, a parte Novgorod-la-Grande) per la sua magnificenza. Il terem visibile da lontano per chiunque si avvicinasse alla città era costruito sul cosiddetto Monte di Vladimiro (Vladimirskaja Gorà). In questa area non era permesso a nessun’altro avere case di abitazione senza speciale autorizzazione. Solo intorno al XI sec. fu concesso ad alcuni bojari di avere le proprie case non lontane dal terem, ma per la semplice ragione che il Knjaz in questione, Jaroslav (erede e figlio di san Vladimiro) in questo modo poteva avere costantemente sott’occhio questi personaggi della nobiltà “campagnola” dei quali si fidava poco!

Il terem aveva un primo piano (podklet) a livello del suolo molto alto e fatto di solito con pareti di ciottoli di fiume cementati insieme (o di mattoni, che vennero in uso più comune con i bizantini nel XII sec.). Sul podklet poggiava la travatura che faceva da pavimento al secondo piano. A partire da questo la costruzione continuava ora tutta in legno, secondo il vecchio pregiudizio che vivere in ambiente di legno (la foresta è fonte di vita!) era più sano che non circondati dalla terra (l’argilla cotta ossia lo stesso materiale del luogo sotterraneo dove giacciono i morti!). Sul secondo piano poi si trovava la cosiddetta gridniza e la povaluscia, due sale di pari dimensioni nelle quali si viveva di giorno (nella prima) e si dormiva (nella seconda). Nella gridniza di solito si tenevano le riunioni fra gli uomini del Knjaz e talvolta anche qualche banchetto più intimo, ma i grandi banchetti si allestivano nel piano di sotto. Qui lo spazio era più ampio e soprattutto, dato che questi eventi erano serali e notturni, a causa dell’illuminazione con fiamme nude si limitava al massimo il pericolo di incidenti che avrebbero potuto causare un incendio devastante. Nel podklet infatti erano sistemate le cucine (strjapusci)…

A parte, nel piano superiore, c’erano le cosiddette svetlizy o camere delle donne in cui l’illuminazione era data dalle finestre e non c’erano pec’ki per riscaldamento poiché questi ambienti erano usati durante l’estate!!
Nella povaluscia si dormiva per terra su stuoie di feltro coperte da pellicce e ci si copriva con altre pellicce e il Knjaz, temendo per la propria vita, dormiva insieme ai suoi uomini più fidati e sempre all’erta. Soltanto quando desiderava incontrare sua moglie, andava a visitarla nella di lei svetliza.
Il timore costante dell’attentato poneva il Knjaz in modo molto critico di fronte al cibo e a chi lo preparava per cui il cuoco o la cuoca dovevano essere fidatissimi e attentissimi poiché in qualsiasi caso dubbio in cui il Knjaz si fosse sentito male, i primi a temere per la propria vita erano proprio loro! E’ probabile che proprio a causa di ciò, la carne arrostita fosse preferita senza salse e intingoli in principio sospetti!

Dalla sommaria descrizione data sopra non dobbiamo immaginarci il terem come una costruzione semplice e solitaria e isolata, ma come parte di un’usad’ba (che abbiamo preferito interpretare come cascina) dove c’erano campi e orti in cui si coltivava di tutto, salvo naturalmente le derrate che venivano dalla campagna o addirittura dall’estero! Nel terem di Kiev probabilmente si piantarono anche i primi alberi da frutto dopo che questi erano stati “provati” nel vicino Convento delle Grotte dove infatti è registrata la piantumazione del primo melo intorno al XIII sec. d.C.!

Dalle Cronache Russe sappiamo che il podklet era sempre ricolmo di derrate alimentari in quantità veramente enormi ed eccessive, stando alle descrizioni fatte in occasione di rivolte e conseguente saccheggio da parte del cosiddetto popolaccio (cjorn’). Queste rivolte successe abbastanza di frequente a Kiev (e in altre città) e talvolta taciute dalle Cronache Russe ci dicono come il rapporto fra il potere e il popolo fosse molto instabile… ma questa è un’altra faccenda!

Aldo C. Marturano © 2006

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